FRATELLI LUMINO

BIO

Sperimentazioni visuali. L’uso della tecnica del BinoMobile ci permette di affidare la composizione al caso fuori dalla mediazione delle regole.

MOSTRA FOTOGRAFICA:

Circoscritta _ mostra fotografica F.lli Lumino 2015

Opera prima del progetto F.lli Lumino. Una sperimentazione visuale che prova ad accostare la fotografia digitale di uno smartphone alle deformazioni ottiche di un vecchio binocolo da teatro degli anni 50. Questa tecnica, conosciuta come “digibinning”, attualmente utilizzata per la pratica del birdwatching e per la fotografia naturalistica, viene forzata dagli artisti per ricreare un’estetica dell’immagine retrò più vicina alla riproduzione filmica dei primi decenni del ‘900. Il digibinning però necessità di una certa staticità e lentezza di esecuzione che non interessa il lavoro dei F.lli Lumino. Per questo la loro tecnica, evoluzione della prima, prende il nome di BinoMobile, un compromesso tecnico che consente di registrare la realtà nell’immediatezza restituendo atmosfere dirette e intime. Il binocolo, come il teleobiettivo di una camera da presa, permette di avvicinare il soggetto all’artista, creando una sorta di confidenza indiretta, atto primo di un percorso di conoscenza verso la realtà della contingenza. L’esecuzione a mano libera, la limitata definizione della macchina e la difficoltà oggettiva di manipolare i due strumenti insieme restituiscono immagini mai dettagliate, mai “pulite”, simili alle immagini che rimangono impresse nella mente subito dopo che l’occhio le ha catturate. Immagini per questo riflessive, che non restituiscono mai nella propria interezza la totalità e la chiarezza dell’istante. L’artista che scatta, come lo spettatore che la osserva sono costretti a riflettere sull’immagine. Frame spesso sfocati che rivelano il movimento degli oggetti e dei corpi immobilizzati nell’istante. Circoscritta è un lavoro legato ad una performance di danza contemporanea; un esperimento che esalta appieno le potenzialità della ricerca dei F.lli Lumino. Il cono d’ombra creato dal binocolo circoscrive l’azione dei corpi e in scena pone l’attenzione sulle singole danzatrici. Il cerchio racchiude l’evento nel punto di massima espressione, ma lascia anche la possibilità allo spettatore di (ri)costruire quanto è rimasto escluso all’osservazione in quella zona nera che rimanda al mistero dell’inconscio. Il cerchio non è mai posto al centro dell’immagine, si sposta con il movimento della mano che cerca l’attimo giusto per scattare. L’artista deve allineare l’obiettivo dello smartphone al binocolo. La difficoltà d’esecuzione non è un limite ma la testimonianza del movimento continuo, quasi spasmodico, atto a sincronizzare il corpo, la mente e le emozioni. E’ l’immediatezza dello stupore, della rivelazione. L’utilizzo del bianco e nero inoltre drammatizza la scena, la rende più efficace ed espressiva, offrendo così un gioco manierista di ricontestualizzazione di stili passati. Gli scatti in sequenza, che immortalano un momento poco superiore ad 1 secondo, fanno di questo lavoro fotografico una sorta di riproduzione filmica. Il tempo, infinitesimamente breve, si dilata. Il tempo fotografico si fa evento.

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